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Accordi Di Integrazione Regionale

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Submitted By brishady
Words 781
Pages 4
INTRODUZIONE

L’avvio di un’indagine, qualsiasi sia il suo fine, o il campo che intende scandagliare, presuppone l’inevitabile input della “domanda”: la ricerca di soluzioni, o la semplice volontà di comprendere quelli che sono i meccanismi, le strategie, le necessità che sottendono ad un determinato status quo, si originano sempre dalla curiosità dello studioso e dal suo porsi degli interrogativi.
La volontà che, nel mio caso, ha posto in essere la ricerca concretizzatasi in questo testo, è stata quella di tentare di percepire gli effetti di un accordo di integrazione regionale sul commercio mondiale.
In un mondo diviso e suddiviso secondo le caratteristiche geografiche, il regionalismo rappresenta un naturale percorso della civilizzazione umana. Esso influenza continuamente tutti gli aspetti della vita, dalla cultura alla politica all’economia. In quest’ultimo aspetto, l’impatto del regionalismo è stato particolarmente pronunciato.
Il desiderio di una rapida espansione commerciale spesso crea un incentivo alla formazione di alcuni tipi di alleanze preferenziali, le quali sono solitamente destinate a servire gli esclusivi interessi dei partecipanti. La formazione di alleanze tra unità territoriali confinanti per incentivare l’integrazione economica, e di conseguenza, politica attraverso aree di libero scambio (ALS) o unioni doganali (UD)- collettivamente denominati “accordi di integrazione regionale” (AIR)- non è un fenomeno nuovo. Una delle prime manifestazioni di un’alleanza regionale è stato lo Zollverein in Germania. Un UD formata nel 1834 tra otto piccole regioni, lo Zollverein ha funzionato come un importante catalizzatore per una Germania unita.
L'integrazione regionale dell'Europa occidentale nel dopoguerra, è il tentativo più ambizioso finora realizzato.
Il regionalismo commerciale ha continuato ad espandersi nel periodo susseguente alla seconda guerra mondiale, nonostante l'emergere di un sistema di relazioni commerciali ordinato su base multilaterale e basato sull'Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio (GATT), entrato in vigore nel 1947, che cercava di limitarne l'utilizzo da parte dei suoi membri. Secondo il Direttore Generale in carica, all'inizio del 1994 quasi tutti i 115 paesi (allora) membri del GATT era al tempo stesso membri di almeno un accordo commerciale regionale. Nella sua prima fase di espansione, che va pressappoco fino alla metà degli anni settanta, il regionalismo commerciale si è diffuso prima in America Latina e successivamente in Africa, con un'espansione del tipo nord-nord (in Europa) o sud-sud (nei paesi in via di sviluppo). Nonostante questa sua ampia diffusione in termini sia geografici che temporali, il regionalismo ha sempre coesistito con difficoltà con il multilateralismo commerciale. Da una parte gli accordi regionali di commercio, pur permessi dal GATT a certe condizioni (art. XXIV), sono stati sempre considerati come deroghe al principio della non discriminazione, cardine del nuove ordine commerciale post-bellico; dall'altro, le motivazioni che stanno alla base degli accordi regionali di commercio, soprattutto quelli contratti da nazioni aventi un certo peso nel commercio mondiale, sono sempre state considerate dai non membri almeno in parte come volte ad aumentare il potere contrattuale del gruppo, o "strategiche", come si usa dire, e quindi viste con sospetto.
Per affrontare questo caso studio affronteremo il discorso partendo da un’analisi generale delle caratteristiche degli accordi regionali; innanzitutto come questi si sono diffusi nel tempo analizzando gli AIR attraverso una panoramica storica, per poi affrontare gli effetti di tali accordi sul commercio. In particolar modo, ci soffermeremo sugli effetti di creazione e diversione commerciale affrontati da Viner (o sugli aspetti statici come vengono definiti invece da Baghwati): l'effetto di creazione di commercio (trade creation) tra paesi membri deriva dal rimpiazzo di una produzione nazionale più costosa in uno o più di essi con una produzione meno costosa proveniente da altri membri dell'unione. L'effetto di diversione del commercio (trade diversion) deriva invece dalla sostituzione di una produzione meno costosa prima importata da paesi terzi con una produzione più costosa importata invece da paesi partner, ora favoriti dal punto di vista tariffario.
Prenderemo successivamente in esame il rapporto tra gli accordi di integrazione regionale e la disciplina dell’Organizzazione Mondiale del Commercio; vale a dire quali sono le eccezioni che rendono attuabili gli AIR senza contrastare con i principi che stanno alla base del GATT.
Infine analizzeremo la desiderabilità degli AIR attraverso il dibattito “regionalismo versus multilateralismo”; affrontando soprattutto la questione se gli accordi di integrazione regionale debbano considerarsi come stumbling block o building block per il sistema multilaterale, cioè se tali accordi rappresentino il motivo del declino del multilateralismo, attraverso un’analisi degli aspetti verticali ed orizzontali, nonché di quelli dinamici; evidenziando, inoltre, alcune proposte avanzate da vari autori per minimizzare gli effetti negativi degli AIR. Tuttavia, il percorso affrontato non ci permette di definire con sicurezza il ruolo del regionalismo in termini di stepping stone oppure di stumbling block; la questione resta, così, aperta e si attendono ulteriori studi esperienze e studi per risolverla.

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