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Etimologia Della Parola ‘’Slavo’’ Nella Lingua Italiana

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Indice

Introduzione...............................................................................................................3
Origine del popolo Slavo...........................................................................................5
Storia della parola slavo.............................................................................................9 Etimologia della parola slavo ad Ovest e ad Est...................................................9

Slavo-Sklavus- schiavo.....................................................................................11

Gli Slavi e il significato dell’ etimologia della parola slavo nell’ Italia contemporanea........................................................................................................13

Conclusione 14
Bibliografia e sitografia 15

Introduzione

In passato il problema dell’etimologia della parola slavo ha attirato l’attenzione di molti studiosi di spicco. Nel corso dei miei studi, sia d’italiano che di bulgaro, questo problema mi ha incuriosita a tal punto che voglio presentare differenti punti di vista dell’ origine della parola soprammenzionata.

La mia intenzione è di parlare soltanto della trasformazione della parola e perciò cercherò di dare solo una breve recensione storica soffermandomi sugli Sclaveni, vale a dire gli Slavi meridionali.

Il punto che mi incuriosisce in particolare riguarda le ragioni di tante ambiguità nell’ etimologia di questa parola, che viene usata in molte lingue europee.

Un altro motivo per il quale ho scelto questo tema è il fatto che credo che sia molto interessante osservare i cambiamenti sia nell’etimologia di questa parola che nella storia di questo “ popolo’’[1].

A questo punto non posso ancora dire quanto questi cambiamenti nell’etimologia (da slavo a sclavus e infine schiavo) siano il risultato della storia e quanto si tratti semplicemente dei risultati di migrazione e assimilazione di un popolo. Spero, però, almeno di dimostrare come tutti siano intrecciati tra di loro.

Nel tentativo di spiegare l’etimologia della parola slavo partirò dai termini sclavus, sclavo, sclavoni, Sclavonia, schiavo, Schiavoni, con lo scopo di spiegare quando e perchè schiavo, che in origine indicava un abitante dell’antica Schiavonia ovvero Sclavonia, ha assunto l’attuale significato, tenendo però sempre presente che il termine usato in latino classico per indicare condizione sociale degli slavi nell’Impero romano era “ servus’’.

Mi interessa inoltre vedere se l’etimologia delle parole e il loro uso contemporaneo siano, e in quanta misura, influenzati dalla sociologia e dalla storia.

Origine dei popoli slavi

Una metà dell’Europa odierna è abitata da popolazioni slave. Gli insediamenti slavi sono presenti da tre secoli nell’Asia settentrionale, e un terzo di questo continente si serve di russo come lingua ufficiale.
La presenza di questa famiglia linguistica risale a non molto più di mille anni fa. Le notizie che risalissero ad un’epoca più antica sono limitate, imprecise e malsicure. Gli studiosi di varie discipline, storici, etnografi, archeologi e linguisti hanno condotto ricerche lunghe sopra le poche testimonianze, riuscendo, il più delle volte a produrre solo delle ipotesi che non sono sufficientemente documentate per poter raccogliere il consenso generale (Lintver, s.d.).

Secondo Francis Conte (1990) uno dei problemi più appassionanti concernente la preistoria degli Slavi riguarda la loro sede primitiva. È sicuro che nei primi secoli dell’era cristiana gli slavi occupavano un territorio molto più limitato di quello che avrebbero abitato più tardi, e pare che solo nel periodo immediatamente precedente alla conversione al cristianesimo essi avessero attuato una forte espansione in tutte le direzioni, particolarmente verso sud, giungendo fino al Peloponneso. Nel corso di queste loro incursioni, le popolazioni slave erano venute a contatto con l’Impero bizantino facendo esperienza anche di frequenti scontri. Dove era situato il nucleo da cui gli Slavi si irradiarono, partendo per la conquista dell’Europa orientale, non ci è possibile ancora determinare con esattezza. Pare si trattasse di una zona circostante l’attuale confine fra la Polonia, la Bielorussia e l’Ucraina, situata nel territorio che si trova fra la Warta e il Dniepr; ma una localizzazione più precisa non è ancora possibile, e forse non lo sarà mai.

Lo spartiacque della storia degli Slavi va, dunque, collocato nei secoli VI-VII, quando l’espansione slava corrisponde al contemporaneo indebolimento degli Avari, e costituisce il preambolo alla successiva formazione degli stati slavi (Lintver, s.d.).

Presenti da tempo in Europa, gli Slavi furono in continuo rapporto con diversi popoli, dagli Unni, ai Goti e agli Avari dai quali appresero l’uso dell’arco e del laccio, e adottarono l’uso del carro per lunghe migrazioni, che consentiva loro di portarsi appresso famiglie, armi e suppellettili (Orbini, 1999:175). Se la vicinanza con queste popolazioni non risultò sempre pacifica, di certo la brevità delle loro dominazioni consentì agli Slavi di organizzarsi e consolidare i propri insediamenti, o addirittura di sostituire i propri insediamenti.

La migrazione iniziata nel V secolo D.C. portò all’occupazione delle attuali Boemia, Moravia e Slovacchia, e raggiunse nella prima metà del VI le coste del basso Adriatico, dopo che alcune tribù già si erano insediate nelle antiche Pannonia e Rezia (corrispondenti all’incirca alle attuali Ungheria ed Austria). Nello stesso periodo raggiunsero l’area del basso Danubio ed entrarono in rapporto con l’impero Romano d’Oriente. L’arrivo degli Avari verso la metà del VI secolo interruppe momentaneamente il processo di espansione degli Slavi che furono costretti o con la forza o per necessità a divenire federati dei nuovi venuti.

Il rapporto con gli Avari, però, consentì loro di affinare la tecnica di guerra e di migliorare l’armamento. Di conseguenza, già dagli anni settanta del VI secolo, le tribù slave ripresero a spostarsi verso il sud balcanico. All’inizio del VII l’intera area tra il mare Adriatico e i fiumi Danubio e Sava era stata occupata dagli Slavi, mentre a nord, da tempo consolidato l’insediamento lungo i corsi della Vistola e dell’Oder, furono inglobati i territori verso il fiume Elba.

L’espansione in più direzioni portò a distinguere gli Slavi in tre gruppi secondo uno schema basato sulla diversificazione linguistica: gli Slavi occidentali (o Anti), gli Slavi meridionali (Slavi, Schiavoni o Sklavoni), gli Slavi orientali (Venedi)[2]. Per la formazione di entità statali, invece, gli Slavi meridionali e orientali presero a modello l’impero bizantino, e gli Slavi occidentali l’impero carolingio (Dvorak, 1962:92).

La storia della loro migrazione e delle cause viene descritta ancora da Francis Conte:

Fu con la migrazione dalla foce della Vistola alle rive del Mar Nero, alla metà del II secolo, che i Goti tagliarono in due il blocco slavo. Seguendo i fiumi — prima a risalire la Vistola, quindi a discendere il Dnepr — le tribù germaniche non mancavano di effettuare scorrerie che obbligavano gli Slavi a inoltrarsi sempre di più nelle foreste, a nord-est in direzione del fiume Oka, a sud-est in direzione del Dnepr e avanti ancora. Spostamenti non trascurabili, giacchè da certune delle entità slave coinvolte procederà una componente degli Slavi orientali e dunque, in seguito, del popolo russo; altre poi, trascinate al Sud, parteciperanno dal secolo VI alla colonizzazione dei Balcani, ponendosi almeno parzialmente all’origine degli Slavi meridionali (Conte, 1990:36).

Per inquadrare la portata della migrazione slava, leggiamo infine cosa ne scrive lo storico Georg Ostrogorsky: Dei grandi avvenimenti di politica internazionale nel primo periodo dello Stato bizantino nessun altro sarà tanto importante per lo sviluppo ulteriore dell’impero quanto la penetrazione degli Slavi nei Balcani. Tutte le altre invasioni barbariche a cui l’Impero è stato soggetto ebbero un carattere temporaneo: la stessa grande invasione germanica — per quanto abbia influito in modo profondo sugli sviluppi della politica bizantina — non colpì in modo decisivo la parte orientale dell’impero. Gli Slavi, invece, si insediarono definitivamente nei Balcani e con ciò iniziava quel processo che porterà più tardi alla formazione di stati slavi sul territorio bizantino (Ostrogorsky, 1969:78).

Con questo brano si chiarisce la posizione degli Slavi all’interno dell’Impero bizantino e questo fatto è importantissimo per capire e spiegare i cambiamenti nel significato del nome slavo nella storia.
Nei manuali di storia di solito si parla in modo dettagliato delle invasioni germaniche e si tende a tralasciare l’altrettanto vasto processo migratorio che portò gli Slavi ad espandersi in quasi tutte le parti dell’Europa centro-orientale, adattandosi al lavoro nei campi e ad un modello di vita più gratificante rispetto agli altri. La ciclicità della lavorazione della terra e non la periodica migrazione del nomade costituiva l’aspirazione di questi gruppi all’uso delle armi. I territori nei quali si stabilirono non sempre risultavano liberi, e spesso fu necessario far ricorso alla violenza per conquistarli (Orbini, 1999: 173).

Storia della parola slavo

Secondo lo storico Jozef Macek l’etnogenesi Slava fu un processo a lungo termine e avvenne con la partecipazione sia di numerose componenti indoeuropee sia di componenti non indoeuropee (Macek, 1986:63). Etimologicamente il loro nome potrebbe essere riportato, secondo una prima interpretazione, alla sfera religiosa, nel senso di “votato’’ ad una qualche divinità. Secondo altri studiosi il nome può riferirsi alla natura del luogo delle loro origini (Conte, 1996: 29-93). Secondo la Sandri (2002) i linguisti hanno avanzato anche una tesi secondo cui il termine slavo possa derivare da slovo, ovvero parola. Significato di slovo, ovvero parola andrebbe a designare coloro che parlano la stessa lingua.

Resta però il fatto che il nome del popolo, entrò nella parlata latina medievale come “slavus” assumendo il significato di schiavo (Verlinden, 1942:26). E questo significato, secondo Costantino VII Porfirogenito[3], sarebbe giustificato dal nome stesso dei Serbi, con il quale si voleva indicare la condizione servile alla quale sarebbero stati sottoposti dagli Avari nel sesto secolo (Serbos=servo) (Marturano, 2005).

Etimologia della parola slavo ad Ovest e ad Est

In croato il nome per gli Slavi è Slaven, in serbo Sloven (Sloveni), in russo цлавянин, in bulgaro цловéнин, in sloveno Sloven, in polacco Słowianin ecc. Vale a dire che tutte queste parole, nonostante provengano da diverse lingue slave, hanno la stessa radice, quella di slava (come soprammenzionato) ovvero gloria. Questo significava che loro furono un popolo glorioso che parlava la stessa lingua ( Skok 1973; Faser 2004; Petkanov 1957; Bačić 1987).

In francese il nome usato per riferirsi agli Slavi è Slave (pl.Slaves), in italiano Slavo (pl. Slavi) ) in inglese Slav (pl. Slavs) in tedesco Slaven (pl. Slaves) ecc. Tutte queste parole esistenti nelle lingue dell'Europa occidentale hanno come radice (slav), proprio come le equivalenti parole delle lingue slave e con questo si propongono diverse interpretazioni etimologiche di questa parola (Vasmer 1958; Verlinden 1942). Per esempio, secondo il Dizionario etimologico on-line inglese ci sono due interpretazioni. Una delle interpretazioni ivi citate concorda con l’etimologia slava della parola proposta (la cui etimologia deriva da slovo e slava). L'altra, spiegando l’etimologia di slave che in inglese significa, infatti, “schiavo” (ing. Slave/s), dice che la parola slave proviene dalla parola sclave, dattandola nel Trecento, e che sclave proviene dalla parola sclavus del latino medievale (si citta l’anno 800.). Scrive ancora che sclavus a sua volta proviene dal bizantino grecco Sklabos (i documenti risalgono all’anno 580.). È importante notare che la parola slavo in tutte le lingue dell' Europa occidentale deriva dal latino sclavus. La stessa etimologia si trova anche nell' etimologia italiana della parola trattata. Secondo il Dizionario etimologico on-line italiano per la parola schiavo troviamo l'etimologia della parola slavo, slavus, che dice:

Schiavo prov. esclaus; a fr esclas mod. esclave; sp. esclavo, port. escravo (ted. sklave, oland. slaff, ingl. slav) dal latino sclavus [in documenti tedeschi del sec IX ] = SLAVUS [cfr. Schiavoni= Slavoni] e questo dal germanico slava, slavo, nome degli abitanti della Slavonia, ossia della antica Scizia, della Saramazia e Dalmazia, che poi fu preso per designare un servo, dopo la guerra che Ottone il Grande e i suoi successori fecero contro i popoli slavi, e nelle quali una parte di questi furono condotti in cattività, distribuiti ai guerrieri dell'Impero di Germani e ridoti in servitù (Dizionario etimologico online, s.d.).

Dalla citazione si vede che gli Slavi entrano nella cultura e nella lingua Italiana intorno al Duecento, poichè in quel periodo si cominciano a importare in Italia schiavi slavi originari delle regioni del sud-est europeo e delle rive del Mar Nero.

In questo capitolo si vuole mostrare, quindi, che le ragioni dell’esistenza di tante interpretazioni etimologiche si possono sempre trovare nella storia. Leggendo la storia degli Slavi scritta da Mavro Orbini (1999), ci si sarebbe convinti che gli Slavi furono un popolo bellico ed espansionista. Se invece uno sceglie di leggere la storia degli slavi scritta da Francis Conte (1996), viene a sapere che gli Slavi furono un popolo dei nomadi che un tempo vivevano con gli Unni e altri barbari. Solo quello, però, fu il periodo in cui si dimostrarono bellicosi, mentre nella maggior parte della loro storia cercavano di evitare i conflitti. Siccome si trovavano sempre nei paesi che furono un punto di conflitto tra l'Occidente e l' Oriente (pensiamo agli Slavi meridionali nella penisola Balcanica) si trovavano coinvolti nelle guerre anche senza volerci. Quello era il motivo per il quale finivano come schiavi nei paesi dell'Europa occidentale.

Slavo- Sklavus- Schiavo

L’etimologia della parola schiavo indica lo status sociale degli slavi situati nelle parti dell’Italia Settentrionale. Nel latino medievale del secolo XIII, il vocabolo sclavus è calco diretto su slavus/sklavus, cioè slavo. La forma sklavus, o più esattamente sklavos, deriverebbe dal greco bizantino e corrisponderebbe al generico Sklavenes, appellativo con il quale gli storici dell’impero d’Oriente del secolo VI designavano gli Slavi che, dopo aver varcato il Danubio, iniziavano a infiltrarsi nella penisola balcanica. Assai rapidamente e in tutti i paesi europei questo etnonimo si trasformò in termine per indicare “popolo asservito”, e per giunta l’accoglimento del termine sclavus nelle lingue medievali venne facilitato dall’universale percezione degli Slavi ritenuti gli schiavi per eccellenza all’epoca. Grazie a questa percezione degli slavi il termine sclavus ha sostituito il stato giuridico di muncipium e di servus. Da sclavus sono discesi lo spagnolo esclavo, il portoghese escravo, il catalano scrau, il francese esclave, il tedesco Sklave, l’olandese slaaf…

Tanti adattamenti, e in tanti paesi, della parola sclavus fanno comprendere come attraverso i secoli carovane di Slavi deportati percorressero il continente europeo. Linfa di un commercio degli schiavi slavi nell’alto Medioevo interessò i mercati di Venezia, Lione, Verdun, Ratisbona, Praga e Kiev… Le zone di schiavizzazione furono svariate, oltretutto dopo la conversione dei Sassoni furono gli Slavi pagani a sostenere il mercato, in quanto il Concilio di Meaux (845) proibiva la vendita di merce cristiana a infedeli.

Dall’altro lato le lotte incessanti tra i principi slavi non facevano accrescere il numero dei prigionieri di guerra, dunque degli schiavi, così come le endemiche carestie. Il commercio degli schiavi, sebbene avesse decimato le popolazioni slave, aprì loro spazi sconosciuti, che raggiunsero perfino la punta estrema del nostro continente, la Spagna, e, dal secolo VIII, anche l’Africa (Conte, 1996: 89-90).

Nella scrittura di Marutrano possiamo trovare che intorno al X-XI sec gli Slavi si chiamavano Saqalibi, sing., e Saqaliba(t), plur., in arabo. Lui dice che in quei tempi gli arabi compravano schiavi slavi da mercanti ebrei, persiani, ecc. (ma non da quelli greci). Gli Arabi si approvvigionavano presso gli Slavi orientali del nord (l'odierna Bielorussia perlopiù) e, quindi, per riferirsi alla terra degli Slavi fornitori, nella lingua araba cominciò ad circolare e ad usarsi il termine Bilad as-Saqalibat ossia “Paese 'degli schiavi'” (Marturano, 2005).
Nel termine succitato è difficile individuare un significato che dia un'indicazione di tipo etnico, poichè la parola saqalibi non ne diceva nulla, né indicava una persona proveniente da un luogo particolare. La parola serviva a indicare solo il “marchio di fabbrica”, oppure “tipo di merce” (così oggi, per una qualsiasi borsa in pelle, di un qualsiasi design italiano, è solo “italiana”).
E’ probabile che la lingua dalla quale gli arabi prestarono la parola sia stata quella greca in cui per indicare gli Slavi si usava il termine generale di Sklavinoì, ([pic]). La stessa parola infatti era stata modificata già dai Veneziani che l'usavano per riferirsi agli Slavi intorno al fiume dalmata, Narenta. La traccia degli Schiavoni (Sclavoni) si può trovare a Venezia dove uno scalo del porto era giusto riservato per loro (Riva degli Schiavoni).

Gli Slavi e il significato dell'etimologia della parola slavo nell' italia contemporanea

Si pùo dire, quindi che la parola slavo ha subito un cambiamento semantico nel corso dei secoli. In particolare, è manifestata l'inserzione eufonica di una –c-, /k/, in slavu(m) slavo, per cui un po’ di tempo sclavu(m) vale ancora slavo ma poi; successivamente grazie alla situazione storica già descritta, viene a significare servo, ovvero schiavo ( Muljačić 1970; Petkanov 1957).
La mia opinione è che nei paesi dell'Europa occidentale, quando si parla degli Slavi, la storia, la linguistica e la sociologia vengano intrecciate tra di loro. Ritengo, perciò, che nei fatti storici si possano trovare le ragioni che spiegano la posizione sociale degli Slavi nell' Europa occidentale. Si noti, però, che parlando della posizione sociale penso soprattutto ai luoghi comuni sugli slavi.
Siccome lo scopo della mia tesi è stato di dimostrare che la storia dei popoli Slavi ha influenzato non solo l'etimologia del loro nome ma anche la loro posizione sociale contemporanea riporto in seguito un brano trovato in internet:

In Italia, se parli degli slavi, il pensiero della gente comune va subito ai nomadi, agli zingari che vivono nelle roulotte, chiedono l’elemosina e girano il mondo rubacchiando, senza esercitare un mestiere ben preciso. La gente così dimostra di essere doppiamente ignorante, in primo luogo perchè ignora che gli zingari o gitani o meglio i Romi sono una popolazione nomade originaria dell’India nord-occidentale, in secondo luogo perchè ignora che la capitale della Slovenia, Lubiana e della Croazia, Zagabria sono città splendide, a livello di Vienna e di Praga (...) Vivendo ormai da otto anni in Friuli mi sono reso conto che mentre i friulani accettano gli slavi della cosiddetta “Slavia Italiana” [4]cioè le tre minoranze della valle del Natisone, della VaI Canale e della Vai Resia, provano una certa ostilità verso gli sloveni della valle dell’Isonzo e di tutta la Slovenia, probabilmente a causa degli orrori perpetrati dai partigiani comunisti di Tito, aiutati dai comunisti di Palmiro Togliatti, che uccidevano i partigiani italiani non comunisti come a Porzus, tutti d’accordo di portare il confine politico tra Italia e Slovenia al Tagliamento [5] Mi viene da ridere se penso a un mio conoscente non friulano, nativo del meridione ed alto ufficiale dell’esercito italiano ora pensionato, perchè, pensando di fargli un piacere, quando lo portai con me in giro per la Slovenia, mi resi conto che era in uno stato di ansia e di estrema tensione che si risolse soltanto quando, varcata la frontiera, ci fermammo nella parte italiana di Gorizia. Sono sicuro che i nostri soldati attualmente a Kabul o a Baghdad sono molto più rilassati di quanto lo era il mio povero generale durante il giro di tre ore in Slovenia. Mi ha poi confessato che era la prima e probabilmente l’ultima volta che osava metter piede in un paese slavo e, naturalmente, da allora non l’ho più rivisto. Mi chiedo come si comporteranno i friulani nel 2004 quando cadranno tutte le frontiere e la Slovenia diventerà una delle tante province dell’Unione Europea. Personalmente sarò felicissimo di non dover più spiegare, che sono un cittadino italiano, ma di genitori slavi. (...)Dedico questo scritto a mio padre, originario di Gargar, piccolo paese sloveno della Selva di Tarnova(Trnova, op. M.R.), a mia madre, nata a Korkula (Korčula, op. M.R.), piccola isola dell’Adriatico croato ed ai miei avi, che nel 1440 vivevano a Bihac, piccola città della Bosnia, parte integrante del regno d’Ungheria e bani al servizio di Sigismondo di Lussemburgo, figlio dell’imperatore Carlo IV, strenui difensori della loro terra dalle orde ottomane di Maometto II.

Con questo brano volevo illustrare che l'etimologia della parola slavo superava i confini di linguistica. I messaggi che ci comunica questo brano sono, infatti, cruciali per capire la qualità di rapporti tra gli occidentali e la gente slava immigrata nei paesi dell' Europa occidentale in cerca di una vita migliore.

Anche se adesso gran parte di popoli Slavi faccia parte dell' Unione Europea, credo che le ragioni per le quali si sono creati i luoghi comuni e il tipo di comportamento pressentato nel brano citato le possiamo trovare nell'etimologia della parola stessa.

Conclusione

Nella mia tesina ho fatto una rassegna di parola slavo con le sue derivazioni (schiavo,sclavoni, Sclavini, Sclavonia, Schiavoni) con un particolare riferimento alle spiegazioni dell'etimo nella tradizione italiana (e quindi dell'Europa occidentale) e nella tradizione dell'Europa orientale. La mia intenzione era di studiare varie fonti per venire a sapere quando e perchè la parola sclavus ha subito cambiamento semantico per indicare un membro del popolo slavo.

Ho cercato di fare un breve riassunto della storia dei popoli slavi, concentrandomi sui testi che davano un quadro generale della problematica trattata.

Assieme a questo riassunto storico ho citato varie interpretazioni etimologiche della stessa parola per mettere in evidenza che l'interpretazione etimologica cambia quando spostiamo l'ottica dall’Oriente verso l'Occidente.

Lo scopo di questa tesina è stato di riassumere e, in parte analizzare, varie interpretazioni etimologiche per poter concludere se, e quanto, esse fossero usate nella politica e nella sociologia. Volevo vedere quanto il significato storico ed etimologico della parola slavo ha influito la società e la vita degli slavi in Europa.

Se si pensa al Medioevo si vede che la gente slava in Russia e in Germania non viveva sotto stesse condizioni. Essere uno slavo in Russia significava essere glorioso, una persona brava, “giusta ’’. Essere uno slavo in Germania siginificava essere un prigioniero, uno schiavo. Essere uno slavo in Italia significava essere un rifugiato dalla Sclavonia, felice di poter servire la gente così brava che aveva fornito un riparo e un posto di lavoro.

Se parliamo del momento presente, non si può dire che le cose siano troppo cambiate. Il flusso migratorio dai paesi dell'Oriente verso l'Occidente è ancor oggi abbastanza forte, e in parte ancora oggi si tratta dei profughi di guerra, di immigrati politici, economici.

Basta pensare alla tendenza politica che stimolava la gente ad emigrazione nell’ex-Jugoslavia. Gli jugoslavi erano bravi e forti lavoratori, ben educati e obedienti ma con l’unico privilegio di fare, nella maggior parte, i lavori poco qualificati, essendo in tal modo per i loro datori di lavoro nient’altro che una specie di schiavi moderni. Vista la problematica in questa luce, pare che la dimensione storica sia stata eliminata.

Bibliografia

1. Bačić, Jakov . 1987. Slav: origin and meaning, Slovene Studies 9/1-2. pp. 33-41, URL: https://digital.lib.washington.edu/ojs/index.php/ssj/article/viewFile/3678/3090

2. Bartoli, Matteo Giulio. 2000. Il Dalmatico : resti di un'antica lingua romanza parlata da Veglia a Ragusa e sua collocazione nella Romania appennino-balcanica (a cura di Aldo Duro).Roma: Instituto della Enciclopedia Italiana.

3. Conte, Francis. 1996. Les Slaves : aux origines des civilisations d'Europe centrale et orientale : (VIe-XIIIe siecles). Paris : Albin Michel.

4. Cortelazzo, Manlio. 1997. Dizionario Veneziano della lingua e della cultura popolare del XVI secolo. Padova: La linea editrice.

5. Dvornik, Francis. 1962. The Slavs in European History and Civilization. New Brunswick, New Jersey : Rutgers University Press, 1962.

6. Fasmer, M. 2004. Étimologičeskij slovar' russkogo jazyka : tom 3. Moskva : Astrel', AST

7. Muljačić, Žarko. 1970. Su alcune voci italiane di origine croata. Atti del VII Convegno del Centro per gli Studi dialettali italiani. Torino- Saluzzo. pp. 190-193.

8. Orbini, Mavro. 1999. Kraljevstvo Slavena. Zagreb: Golden marketing, Narodne novine.

9. Ostrogorsky, George .1969. History of the Byzantine State. Rutgers University Press

10. Pekkanen, Tuomo. 1971. L’origine degli slavi e il loro nome nella letteratura greco-latina, Quaderni Urbinati di Cultura Classica, No. 11, pp. 51-64,Online.JSTOR Host URL: http://www.jstor.org/stable/20537637

11. Петканов, Иван.1957. Думите Българин и Славянин б италиански език. София: Българска академия на наукитe.

12. Skok, Petar (uredili Mirko Deanović i Ljudevit Jonke ). 1973. Etimologijski rječnik hrvatskoga ili srpskoga jezika = Dictionnaire etymologique de la langue croate ou serbe. Knj. 3., poni – Ž. Zagreb : Jugoslavenska akademija znanosti i umjetnosti.

13. Vasmer, Max.1985. Russisches etymologisches Wörterbuch. Heidelberg : Carl Winters Universitätsverlag.

14. Verlinden ,Charles. 1942. L'origine de Sclavus=esclave. Bruxelles, Belgique: Union Académique Internationale,. URL: http://hdl.handle.net/2042/2834 DOI : 10.4267/2042/2834

Sitografia

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2. Lintver, n.d., Le lingue e i popoli slavi. URL: http://www.lintver.it/storia-vicendestoriche-lingueslave.html (10.9.2010.)

3. Marturano ,Aldo C.2005. L'origine della parola slavo, Melengano. URL: http://www.melegnano.net/memorie/memorie105.htm (30.6.2010.)

4. Morsa ,Edonico, Adriatico orientale tra latini e slavi,Bargello, URL: http://bargello.wordpress.com/2009/02/11/adriatico-orientale-tra-latini-e-slavi/ (15.6.2010.)

5. Sandri, Elisabetta, Oltre il confine, a est: i popoli slavi, un'introduzione,Slavi, 2001, URL: http://guide.supereva.it/lingua_russa/interventi/2001/09/63855.shtml (7.5.2010.)

6. Sandri, Elisabetta. 2002. La parola slavo è un punto di arrivo o di partenza?. Slavi. URL: http://guide.supereva.it/lingua_russa/interventi/2002/05/103142.shtml (7.5.2010.)

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[1] Non possiamo parlare del popolo slaŠ²´¶& ( @ B D ¼ ¾ À ì ð íÝÊ·£“sdí\Q>+$hd?Eh²c…CJOJQJaJmHsH$hd?Eh:M7CJOJQJaJmHsHhd?Ehå?!mHsH hü3þmHsHhd?Ehå?!CJaJmHsHh:M7CJaJmHsH'hd?Eh:M75?CJOJQJaJmHsHhd?Eh:M75?CJaJmHsH'hd?Eh:M75?CJ4OJQJaJ4mHsH$hd?Eh:M7CJ4OJQJaJ4mHsH$hü3þh:M7CJOJQJaJmHsH-hü3þCJOJQJaJmHsH$vo perché gli slavi non erano mai uniti a tal punto da formare un popolo. Si trattava invece di varie tribù viventi nel basino del Danubio centrale.
[2] Questa diversificazione linguistica si verificò gradualmente, come gli Slavi si allontanavano dal territorio delle origini. Il periodo di svolta va individuato nei secoli VI-VII, quando lo slavo fino ad allora parlato e percepito come elemento unificante cessò di evolvere, per diversificarsi successivamente in quelli che sono divenuti gli idiomi attuali: russo, ucraino, bielorusso (lingue slave orientali) polacco, ceco, slovacco, sorbo (lingue slave occidentali), sloveno, macedone, serbo-croato, bulgaro (lingue slave meridionali). Le lingue orientali usano l’alfabeto cirillico, quelle occidentali l’alfabeto latino, mentre quelle meridionali, secondo il credo religioso, cattolico o ortodosso, professato dai popoli che le utilizzano, adottano l’alfabeto latino o cirillico (Bačić, 1987:37).

[3] Imperatore bizantino dal 913 al 959, fu uno dei più attenti osservatori della storia slava. Il suo nome significa Costantino nato nella porpora. ( Mavro Orbini, 1999:78-98).

[4] Slavia italiana: Il 19 luglio 1420, Roberto Morosini, rappresentante della repubblica veneta, entrava in Udine e sostituiva nel governo civile il patriarca. Visitò tutto il Friuli, diventato un possedimento di Venezia e si rese conto che con le truppe a sua disposizione, non sarebbe mai riuscito a controllare le piccole valli del Natisone, della Val Resia e della Val Canale, per cui fece una precisa proposta agli abitanti di queste valli: autonomia completa, nessuna tassa da pagare, in compenso i valligiani dovevano garantire la sicurezza e l’ordine in tutti i passi montani. Dopo l’avventura napoleonica e la Restaurazione gli abitanti di queste valli poterono scegliere tra l’Austria e l’Italia.
Gli abitanti, pensando che il governo italiano si sarebbe comportato come Venezia, scelsero l’Italia e divennero la Slavia italiana. L’Italia, come primo provvedimento abolì l’autonomia ed impose subito le tasse.

[5] Come risulta dalla lettera trovata nell’Archivio centrale dello Stato a Roma, Palmiro Togliatti, nel febbraio del 1945, minacciò la guerra civile se il Comitato di liberazione Alta Italia avesse ordinato ai partigiani italiani di prendere sotto il loro controllo la Venezia Giulia, per evitare l’occupazione titina. Da un suo incontro con un dirigente comunista della Resistenza jugoslava scaturì la sua direttiva del 19 ottobre 1944 ai comunisti giuliani di favorire in tutti i modi l’occupazione della regione giuliana da parte del maresciallo Tito.

URL : http://www.melegnano.net/memorie/memorie012a2.htm (6.9.2010.)

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