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Submitted By tombadillo
Words 1960
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Economia dell’innovazione

Capitolo I

Il pensiero economico prima di Schumpeter

Smith, Ricardo e Marx. Smith si concentra sulla relazione tra cambiamento tecnologico, divisione del lavoro e cambiamento strutturale dell’economia. Non si concentra sul processo di generazione di innovazioni ma sulla incorporazione del progresso tecnologico nei beni capitali che porterebbe ad una specializzazione del lavoro e quindi ad un aumento della produttività.
Ricardo studia il progresso tecnologico dal punto di vista endogeno, tracciando la relazione innovazione-riduzione dei prezzi-aumento della domanda, che dal punto di vista esogeno secondo il quale l’innovazione avrebbe influenze sul livello di occupazione.
Marx sostiene che l’innovazione è incorporata nelle macchine e che un nuovo settore, quello dei produttori di macchine, le sta portando da inefficienti a standardizzate. Enfatizza la natura sociale dell’innovazione che non nasce da inventori ma da un processo sociale fatto di scontri tra interesi contrapposti.

Schumpeter

Secondo Schumpeter l’innovazione è determinante per il mutamento industriale.
Invenzione, secondo Schumpeter è qualcosa di puramente scientifico mentre innovazione è fare “qualcosa di nuovo” nel sistema economico, un nuovo prodotto, mercato o processo di produzione. Schumpeter considera il progresso scientifico come esogeno al sistema economico e non analizza gli effetti di fattori economici e sociali sullo sviluppo scientifico ne le relazioni tra quest’ultimo e l’innovazione. Non tutte le innovazioni derivano da invenzioni. L’innovazione è la risposta creativa delle imprese e non la semplice reazione adattiva al mutato contesto economico. L’innovazione avviene tanto nelle piccole quanto nelle grandi imprese, la dimensione non è né necessaria né sufficiente per determinare l’innovazione. Schumpeter considera infine solamente le innovazioni radicali. L’impostazione schumpeteriana ha influenzato i successivi studi fino agli anni 60.
Caratteristiche dell’innovazione secondo Schumpeter
L’innovazione non è un elemento insito nel concetto di attività economica razionale, è un processo distinto caratterizzato da incertezza. L’innovazione può essere compresa ex-post e non ex-ante. L’innovatore è un soggetto a razionalità limitata e non può prevedere l’esito della sua attività innovativa, proprio per questo motivo le strategie innovative delle diverse imprese possono differire tra di loro.
Le innovazioni non sarebbero distribuite uniformemente nel tempo e nello spazio ma avanzano a grappoli. Una innovazione in un determinato settore provoca ulteriori innovazioni in settori correlati.
L’età delle imprese è fondamentale per spiegare la dinamica innovativa. L’impresa giovane tenderà ad innovare maggiormente nel tentativo di scalfire la leadership di imprese anziane che, con un comportamento conservatore, risponderà con innovazioni incrementali o con l’imitazione.
Schumpeter, in definitiva, studia il processo di innovazione e le ripercussioni nel sistema economico e non le cause scatenanti. Inoltre privilegia gli aspetti di discontinuità e radicalità piuttosto che quelli di continuità e incrementalismo.

2 scuole a confronto: neoclassici ed evoluzionisti

Le affinità: Opportunità scientifiche e tecnologiche stimolano l’innovazione • L’appropriabilità (es.brevetti) stimola l’innovazione • La domanda influisce positivament sull’attività innovativa. Magiore la domanda, maggiori gli investimenti in R&S • Struttura di mercato e innovazione si influenzano reciprocamente: più concentrata è la struttura di mercato, più elevato è il tasso di sviluppo tecnologico. Ma questo a sua volta ha un feedback sulla struttura di mercato.
Le diversità • I neoclassici studiano il sistema economico in equilibrio, gli evoluzionisti lo studiano durante le fasi di transizione • I neoclassici pongono poca attenzione ai processi di aggiustamento verso l’equilibrio, gli evoluzionisti studiano invece le fasi di transizione • I neoclassici considerano la tecnologia come informazione, gli evoluzionisti come multidimensionale, legata alla conoscenza • I neoclassici ritengono importanti le strategie di impresa, gli evoluzionisti danno maggior importanza alle competenze delle imprese • I neoclassici considerano l’apprendimento come il risultato dell’esperienza mentre gli evoluzionisti dano più importanza all’aspetto cognitivo e di soluzione di problemi • I neoclassici considerano le imprese come agenti isolati e senza storia, gli evoluzionisti le considerano immerse nel contesto sociale e istituzionale • Le imprese neoclassiche sono razionali e hanno a disposizione tutta l’informazione. Quelle evoluzioniste sono a razionalità limitata • In ottica neoclassica, i fallimenti sono dovuti a beni indivisibili e difficoltà di appropriabilità. Per gli evoluzionisti le istituzioni e i sistemi innovativi nazionali giocano un ruolo determinante

Definizioni introduttive

Funzione di produzione
La funzione di produzione rappresenta la combinazione di capitale e lavoro utilizzate per ottenere l’output. Cambiamenti di tecnica determinano spostamenti lungo l’isoquanto, quindi una variazione della proporzione capitale/lavoro impiegati. Il cambiamento tecnologico determina invece uno spostamento dell’intero isoquanto verso l’origine. [pic]
Q=f(K, L, t) Il cambiamento tecnologico può essere incorporato, ovvero legato all’introduzione di nuovi beni capitali K o forza lavoro specializzata L oppure può essere disincorporato e dipendere da t, come nel caso dell’effetto del progresso scientifico.
Il cambiamento tecnologico è definito neutrale se lascia invariata la proporzione capitale/lavoro. Labour saving se riduce maggiormente la quantità di lavoro impiegata e Capital saving se diminuisce più che proporzionalmente la quantità di capitale investito.
Scienza, Tecnologia e Tecnica
2 visioni, la prima sostiene che la scienza produce conoscenza astratta e a-finalizzata, la tecnologia finalizza la scienza a fini utili e la tecnica è la materializzazione della scienza in prodotti e servizi.
David e Dasgupta propongono una visione alternativa. La scienza è un bene pubblico, prodotta da scienziati che gareggiano per pubblicare e diffondere per primi i risultati delle proprie ricerche. La tecnologia è sviluppata da imprese che puntano a profitti dovuti all’introduzione di innovaioni. Il loro intento è la segretezza dell’innovazione per evitare imitazioni.
Invenzione e innovazione
Questa distinzione deriva da Schumpeter. Invenzione è una nuova idea, una scoperta scientifica o una novità tecnologica che non è ancora stata realizzata e ispirata da motivazioni non economiche. L’innovazione è l’incarnazione dell’invenzione in un nuovo prodotto o servizio. Non tutte le invenzioni diventano innovazioni e non tutte le innovazioni derivano da invenzioni. E’ il caso di innovazioni dovute alla ricombinazione di prodotti o servizi già esistenti o dovuti all’applicazione di un bene esistente ad un nuovo mercato.
Innovazione radicale e incrementale
Le innovazioni incrementali comportano un miglioramento di processo, prodotto o servizio rispetto ad un design esistente. Quelle radicali rappresentano una rottura con il design esistente e possono generare nuove industrie e mercati.
Innovazione di prodotto e di processo
Di prodotto sono le innovazioni che portano a nuovi prodotti/servizi. Di processo che portano a nuovi processi per la produzione del medesimo prodotto.
Innovazione e diffusone
Si riferisce al tasso di adozione di una innovazione da parte di altre imprese o dei consumatori.

Le fonti dell’innovazione

Ricerca di base, applicata e sviluppo
Ricerca di base è finalizzata all’ampliamento delle conoscenze scientifiche e non orientata alla definizione di un nuovo prodotto/processo.
La ricerca applicata utilizza le conoscenze scientifiche per la creazione di nuovi prodotti/processi.
Lo sviluppo è la fase più a valle e consiste nell’effettiva realizzazione di nuovi prodotti/processi/servizi.
Apprendimento per esperienza
L’apprendimento per esperienza genera innovazione nel momento in cui genera economie di scala dinamiche. Solitamente una riduzione dei costi di produzione è legata all’aumento della quantità cumulata di beni prodotti.

Alcuni concetti chiave da cui partire

Il processo di innovazione: modello lineare e modello a catena
Il modello lineare prevede una sequenza di fasi che si susseguono ordinatamente: ricerca di base, ricerca applicata, sviluppo, produzione e commercializzazione.

Il modello lineare per l'Innovazione

Fine modulo
A partire dalla fine della seconda Guerra mondiale, il modello generalmente accettato per la definizione del processo di innovazione è stato quello cosiddetto “lineare”. In questo modello, un soggetto fa ricerca, la ricerca porta allo sviluppo, lo sviluppo alla produzione e per finire alla vendita. Questa serie di eventi sono implicitamente visti come un fluire lineare lungo un sentiero prestabilito.

Il modello lineare però, distorce la realtà in vari modi, ma gli studiosi hanno cercato di risolvere tali distorsioni nei modelli di più recente sviluppo. Comunque i nuovi modelli non sono ancora stati utilizzati specialmente in politica, dove si è preferito non abbandonare un modello, seppur imperfetto, finché non ne veniva trovato uno migliore.

La principale pecca dei modelli lineari è la mancanza di sentieri di feedback durante il processo di sviluppo dell’innovazione e tanto meno sono presenti flussi informativi derivanti dalle settore delle vendite o dagli utilizzatori finali. Tutte queste, però, sono forme di feedback fondamentali per la valutazione delle performance, dei passi successivi da compiere nel processo, nell’identificazione della posizione competitiva sul mercato.
In un mondo ideale di tecnici onniscienti forse si riuscirebbe ad identificare il design dell’innovazione ottimizzato al primo tentativo. Nel mondo reale dove l’informazione è imperfetta, le persone sbagliano e dove l’incertezza è elevata questo sembra assolutamente casuale. Fallimenti ed errori sono parte integrante del processo di creazione di qualsiasi tipo di innovazione. Il processo innovativo quindi necessita di feedbacks rapidi e precisi e di contromosse appropriate.

Il modello a catena di Kline e Rosenberg ricalca nella parte centrale il modello lineare con alcune differenze. [pic] Parte dalla definizione di un mercato potenziale e continua con la fase di design analitico dove, non solo si introducono innovazioni ma si ricombinano conoscenze e componenti già esistenti per la produzione di un nuovo prodotto/servizio/prcesso.
Esistono anche nuove forme di relazione: i feedback che agiscono lungo la catena principale e la bidirezionalità che lega il processo di innovazione alla ricerca. Questo significa che nuovi prodotti possono nascere dall’avanzamento scientifico ma allo stesso tempo nuovi prodotti possono aiutare l’attività di ricerca (vedi ad esempio i microscopi, i computer, ecc.). Infine, la conoscenza scientifica interviene lungo tutta la catena principale e non solo durante la fase di esign analitico.

I principali indicatori

Investimenti in R&S
Gli investimenti in R&S sono spesso utilizzati come indice di innovazione di un impresa o di un intera industria. Purtroppo si rischia di sottostimare il fenomeno dal momento che in molte imprese, specie se di piccole dimensioni, la ricerca è portata avanti in maniera non formalizzata.
I brevetti
Il numero di brevetti posseduti da una impresa e la loro importanza (misurata contando il numero di brevetti costruiti sulla base dei brevetti posseduti dall’impresa) possono fornire una stima del livello di innovazione. [pic] Il problema è che spesso i brevetti vengono richiesti ancor prima che l’invenzione si trasformi in prodotto oppure alcuni brevetti vengono richiesti esclusivamente per evitare la produzione di prodotti simili da parte delle imprese concorrenti.
Altri indicatori
Numero di pubblicazioni scientifiche (per valutare l’innovazione a livello paese), commercio internazionale di prodotti tecnologici (stima la competitività di un paese in settori tecnologici), bilancia tecnologica dei pagamenti, misura lo scambio internazionali di beni intangibili (brevetti ad esempio).
DISTRUZIONE-CREATRICE
“distruzione creatrice”: distruzione perché vengono superati vecchi metodi produttivi, tecnologie, conoscenze e risorse umane; creatrice perché solo da questi cambiamenti scaturisce il nuovo. Gli imprenditori disposti a innovare sono i protagonisti della distruzione-creatrice.
Il termine solitamente usato per sintetizzare la visione del capitalismo di Schumpeter è quello di Distruzione Creatrice. Al centro di questa visione si staglia la figura dell’imprenditore. L’imprenditore è colui che rischia sia risorse proprie sia risorse prese in prestito per investire in innovazione. L’innovazione, a sua volta, assume forme diverse. In alcuni casi, si tratta dell’introduzione di un prodotto a cui nessun altro imprenditore ha pensato prima. In altri casi, invece, consiste nell’introduzione di macchine e di tecniche produttive che abbattono i costi di produzione. Altre volte ancora, l’innovazione consiste nell’adottare nuove forme di organizzazione del lavoro che permettono di reagire con maggiore prontezza ai mutamenti del mercato.
Quando lo sforzo di innovazione è coronato da successo allora si può affermare che l’imprenditore ha modificato lo scenario economico, ha fatto sorgere un nuovo mercato oppure ha introdotto un nuovo metodo di produzione. Questo è il lato creativo dell’innovazione. Ma se questa creazione genera profitto per chi ne è stato l’artefice, è anche vero che essa genera perdite per coloro che ne subiscono le conseguenze negative. Si tratta degli imprenditori le cui merci e tecniche sono soppiantate dai nuovi prodotti e dai nuovi metodi di produzione, le loro imprese sono destinate al declino ed alla chiusura. Questo è il lato distruttivo dell’innovazione.

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